I droni forniti dalla Turchia potrebbero dissuadere l’Isd dalle reiterate incursioni dal cielo su Gaza, mentre fonti internazionali parlano di un patto tra il paese della mezza luna e Siria. Trump strizza l’occhio a Erdoğan ma non ferma Netanyahu che…
L’ecatombe a Gaza, con tanto di rioccupazione di terra per togliere la Terra a chi seppellisce i suoi morti, rinnovati bombardamenti israeliani sulla base siriana di Tiyas ‘giustificati’ dalla presenza turca in quella struttura aerea militare. Le agenzie internazionali informano come Ankara e Damasco stiano patteggiando una difesa aerea dallo scorso mese di dicembre, a seguito della fuga dal potere di Asad. Dallo stesso periodo Israel Defence Forces ha allungato il chilometraggio con cui occupa da decenni le alture del Golan e iniziato a martellare dal cielo la base denominata T4, quella su cui Recep Tayyip Erdoğan e Ahmad al-Shara’ stanno concordando d’istallare un sistema di copertura aerea. “Un sistema tipo Hisar sarà schierato al T4 per fornire difesa aerea” aveva annunciato da mesi il portavoce del premier siriano in pectore. In quell’impianto Ankara prevede di utilizzare droni di sorveglianza e armati, compresi quelli con capacità di attacco esteso; a Israele non sta bene e punta a boicottare il piano col fuoco. Il braccio di ferro non fa che aumentare la tensione, l’ennesimo attacco di stanotte – il bombardamento d’una struttura di ricerca scientifica a Barzeh, così riferisce l’agenzia siriana Sana – più uno nella periferia di Hama creano una condizione di conflitto strisciante. Tel Aviv, invece, sostiene di stare a colpire solo depositi militari.

Da oltre una settimana le operazioni belliche dell’Idf sono state molteplici, non solo raid aerei. Nella provincia di Daraa l’aggressione s’è sviluppata via terra e conferma la volontà del governo israeliano di ampliare l’area d’occupazione verso il sud-est siriano. La precarietà della gestione amministrativa attuata dal gruppo ribelle Hayat Tahrir al-Shaam che prova a ‘normalizzare’ del Paese, paga ancor più lo scotto sul fronte bellico contro un avversario altamente tecnologicizzato. Per questo l’ex miliziano ora ‘statista’ al-Shaara spera in una rapida attuazione del monitoraggio dei droni forniti dalla Turchia che potrebbero dissuadere Israele dalle reiterate incursioni dal cielo. Certo, non solo la fornitura armata ma la presenza di ‘consiglieri turchi’ a favore di Damasco viene considerata da Israele una minaccia diretta alla propria nazione, che sta anche lamentandosi con l’alleato statunitense della proposta della Casa Bianca di ridimensionare o cancellare del tutto le sanzioni introdotte all’epoca dell’acquisizione turca del sistema missilistico S-400. Rinunciando alle rampe russe, da smontare e immagazzinare, Ankara verrebbe blandita con forniture made in Usa, legate però alla versione Patriot Pac-3, missili versatili ma meno rapidi dei concorrenti. Donald Trump comunque strizza l’occhio a Erdoğan, in un rimescolamento dei pacchetti d’offerta proporrebbe anche di aprire le porte a forniture di F-35, sospesi al momento dell’idillio fra i presidenti russo e turco. Il turbinìo mercantile trumpiano è a getto continuo, con e senza dazi. Benjamin Netanyahu è ridotto a spettatore, sebbene prosegua a ricevere da Oltreoceano il benestare di stragista su Gaza per l’ideuzza del resort da far seguire alla deportazione gazawi. A cui può aggiungersi l’assenso sul ‘Levante siriano’ da annettere manu militari come accade da quasi un sessantennio per il Golan.
articolo pubblicato su http://enricocampofreda.blogspot.it