Al MUDEC di Milano, fino al 16 febbraio 2025, la straordinaria raccolta di opere degli autori dell’Art Brut che l’artista Dubuffet ha donato alla Città di Losanna nel 1971. Disegni, dipinti, sculture e opere tessili, che crescono ancora oggi grazie ad acquisti e donazioni
Siamo tutti artisti? E’ la domanda che un certo punto della sua vita di pittore, scultore, musicista e scrittore, Jean Dubuffet si è fatta. Ha cercato di dimostrare che ognuno di noi ha la possibilità di esprimersi e che l’espressione di sé possa essere una via d’uscita, un modo per capire il mondo, il desiderio diverso di interpretare la realtà che ci circonda, una possibilità di superare le proprie mancanze e sofferenze. La bellezza e l’arte sono il mezzo più efficace di vedere il mondo con gli occhi di chi sa che il bello è anche il buono.
Nel corso della sua carriera professionale di artista, iniziata tardi, alla fine del 1944 con la sua prima mostra personale, il francese Jean Dubuffet (1901-1985) coltiva un’ossessione radicale per la creazione libera dalle norme e dai precetti della cultura artistica, che considerava asfissianti. Diventa per questo un instancabile ricercatore di opere prodotte al di fuori dei circuiti artistici tradizionali. Inoltre desideroso di conoscere l’uomo nella sua essenza, si interessa di scienze umane e sociali (come antropologia, etnografia, studio del folklore e ancora psichiatria, psicologia, pedagogia), desideroso che queste discipline potessero aiutarlo a capire al meglio l’uomo e il filo invisibile che connette ognuno di noi al concetto di arte ‘pura’, dell’impulso, ‘grezza’, contrapposta all’arte ‘culturale’. Jean Dubuffet mobilita, quindi, un’ampia rete di cooperazione. A questo proposito, fin dal periodo tra le due guerre, Dubuffet si interessa a disegni, dipinti, sculture e assemblaggi realizzati da artisti non professionisti, affinando il suo gusto e la sua conoscenza dell’arte popolare, del disegno infantile.

L’artista cerca ogni tipo di documento che possa testimoniare quella che rimane la sua affermazione più forte, programmatica di tutta la sua opera, che nel 1946 condensa in una frase: “Tout le monde est peintre”, “Ognuno è pittore”. Egli crede che ‘La vera arte è sempre dove non ci aspettiamo di trovarla’; cerca fuori dai circuiti tradizionali e istituzionali le tracce di una creazione che definisce con un ossimoro, intrecciando due nozioni antitetiche fino all’indistinzione: Art Brut. E cerca di definirla: “Con questo intendiamo un’arte di opere eseguite da persone prive di cultura artistica, nella quale quindi il mimetismo, contrariamente a quanto avviene tra gli intellettuali, ha poca o nessuna parte, sicché i loro autori attingono tutto (soggetti, scelta dei materiali utilizzati, dei mezzi di trasposizione, dei ritmi, dei modi di scrivere, ecc.) dal proprio background e non dai cliché dell’arte classica o dell’arte à la mode”.
Di conseguenza, per Dubuffet ogni uomo comune è un artista in luce. E aggiunge: “Siamo di fronte ad un’operazione artistica pura, cruda, reinventata in tutte le sue fasi dal suo autore, basandosi esclusivamente sui propri impulsi.”
La mostra si divide in quattro sezioni
La prima sezione dedicata a Jean Dubuffet
Le opere in mostre, dipinti e sculture realizzate tra il 1947 e il 1982 e provenienti da prestigiose collezioni come il Musée des Arts Décoratifs di Parigi, il Musée Cantonal des Beaux-Arts di Losanna o ancora la Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea di Roma insieme a un corpus di materiale documentario, libri, cataloghi, lettere, manifesti e fotografie introducono il visitatore alla seconda sezione, dando un’idea della eterogeneità degli stili e della portata del lavoro svolto da Dubuffet per scovare e valorizzare gli autori di Art Brut e le loro opere, che egli non smise mai di collezionare.
La seconda sezione
In questa sezione è impensabile osservare le opere degli autori senza conoscere la loro storia personale. Aloïse Corbaz, internata in un ospedale psichiatrico, inizia a disegnare e a scrivere segretamente, utilizzando materiali insoliti come petali di fiori e foglie schiacciate. La sua opera è popolata da figure principesche e temi festivi. Carlo Zinelli, le cui gouache, con figure umane stilizzate e dettagli anatomici, sono un viaggio nella sua mente complessa e affascinante. Adolf Wölfli, colorista geniale e autore di un’opera colossale, con 25.000 pagine di composizioni grafiche a pastello, collage, creazioni letterarie e partiture musicali. Émile Ratier artista cieco che spinto dall’esigenza di vedere in modo alternativo, crea sculture mobili animate con manovelle e meccanismi sonori, scolpendo il legno, sua grande passione. I soggetti delle sue opere spaziano da carri e giostre ad animali.
La terza e quarta sezione
In queste due sezioni viene presentato un insieme di opere provenienti dai cinque continenti il cui focus è legato alle tematiche delle credenze e del corpo. La tematica delle credenze, intesa in un senso molto più ampio della sola dimensione religiosa, coinvolge qui anche credenze personali, vere e proprie mitologie individuali. Cercando spiegazioni sui fondamenti dell’essere, sulla vita e sulla morte nonché sul proprio destino individuale. Gli autori dell’Art Brut reinterpretano le credenze usuali e creano le proprie. Marie Bouttier, interessata al mondo occulto viene stimolata durante momenti di trance medianica a realizzare disegni automatici a matita che ritraggono strane creature dalla forma indistinta, in cui fogliame e vari motivi vegetali si confondono e si trasformano in insetti, pesci o larve. Giovanni Battista Podestà, profondamente segnato dalla religione cattolica, sente il dovere di denunciare la corruzione sociale, mentre Madge Gill crede alla relazione con i defunti e lascia che la sua mano sia guidata da ciò che gli spiriti le dettano.
In mostra è a disposizione del pubblico una audioguida gratuita, che può essere scaricata in forma di app presso la biglietteria. Tra le voci e i commenti che accompagnano la visita si possono ascoltare anche le parole dello stesso Jean Dubuffet e degli artisti di Art Brut.
Info Mostra
MUDEC Via Tortona 56, tel. 02/54917
DATE fino al 16 febbraio 2025
ORARI lunedì dalle 14.30 alle 19.30
martedì, mercoledì, venerdì, domemica dalle 9.30 alle 19.30
giovedì, sabato dalle 9.30 alle 22.30
BIGLIETTI Intero 16 euro
Ridotto 14 euro
Il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura.